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Zabdas
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top
«Lo abbiamo [un esercito], maestà, ma Antiochia è caduta. Se perderemo anche la prossima battaglia saremmo costretti a ripiegare a
Palmira
e a prepararci ad un assedio ed allora ogni speranza di vittoria sarà vana.»
mwbgSettimio Zabdas (latino: Septimius Zabdas, in aramaico: Saba o Zabas; Palmira, ... – Emesa, 272) è stato un generale armeno del Regno di Palmira che lottò in nome della regina Zenobia contro l'imperatore romano Aureliano e il suo tentativo di riannettere il Regno all'Impero romano.
Alla morte di mwcqSettimio Odenato (mwcg266/mwcw267), la moglie mwdaZenobia assunse il potere nel nome del figlio mwdqVaballato, divenendo a tutti gli effetti sovrana e regina di Palmira; ella nominò allora Zabdas mwdgcomandante supremo delle truppe palmirene, che guidò alla conquista di numerosi territori.
Di origine armena, Zabdas era un formidabile generale. Nel guidare il suo esercito, mostrò notevole prodezza: era un "mweacavallo-cavaliere", infatti in più occasioni pare che avrebbe camminato tre o quattro miglia assieme i suoi fanti, pur avendo a disposizione cavalli o carri.
Il suo successo più grande fu l'occupazione dell'mwegEgitto romano.
Fu giustiziato al termine dell'mwfaassedio di Palmira, a mwfqEmesa, dove la regina mwfgZenobia ed i suoi fedelissimi furono processati.
Contents
• Egitto
• Note
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Campagne di conquista
Arabia e Giudea
Nella primavera del mwjq270 venne inviato da Zenobia nell'mwjgArabia romana con l'esercito; il mwjwmwkadux Arabiae Trassus, che comandava la mwkqLegio III Cyrenaica, affrontò Zabdas nei pressi di mwkwBostra, ma venne sconfitto e ucciso dal generale palmireno. Zabdas conquistò e saccheggiò la capitale provinciale, distruggendo il tempio di mwlaZeus mwlqAmmone, cui erano devoti i legionari.
Egitto
Nell'ottobre del 270 Zabdas e l'esercito palmireno, composto da mwnq70 000 uomini,cite-ref-zosimo-1-1-0[1] erano ai confini orientali dell'mwogEgitto; non è chiaro se la notizia della morte dell'imperatore mwowClaudio II il Gotico fosse giunta in oriente mentre Zabdas era ancora in Giudea, o se il generale palmireno fu fortunato, ma è certo che colse il momento migliore per attaccare la provincia egiziana. La notizia della morte dell'imperatore si inserì infatti nella vita politica della provincia, divisa tra la fazione filo-romana e quella filo-palmirena; il capace prefetto d'Egitto Tenagino Probo era lontano con la flotta, per lottare contro i pirati. La fazione palmirena, guidata dall'ufficiale della guarnigione romana Timagene, si alleò con Zabdas: le loro forze combinate ebbero la meglio sui contingenti romani della regione, aventi forze ammontanti a mwpa50 000 uomini.cite-ref-zosimo-1-1-1[1]
Probo ritornò in Egitto e riorganizzò le forze romane, riconquistando mwqgAlessandria entro novembre e cacciando i Palmireni dal mwqwdelta del Nilo. Zabdas, approfittando del sostegno popolare nella città, riuscì a riconquistare Alessandria, obbligando Probo a ritirarsi verso sud. Il generale romano si arroccò in una forte posizione difensiva nella città di mwraBabilonia egizia, dove venne raggiunto da Zabdas; Timagene guidò un contingente palmireno alle spalle di Probo, che venne sconfitto e si suicidò. La vittoria di Zabdas fece entrare l'importante provincia dell'Egitto nel Regno di Palmira di mwrqZenobia,cite-ref-2[2] che venne tenuto con un contingente di mwsg5 000 uomini.cite-ref-zosimo-1-1-2[1]
Siria e Asia minore
Nella primavera del mwuq271 Zenobia richiamò Zabdas a Palmira e lo lanciò alla conquista della mwugSiria, in cui fu coadiuvato dal suo sottoposto Settimio Zabbai; il fatto che nell'agosto di quell'anno era già tornato a Palmira (come testimoniato da due statue da loro dedicate a Odenato e Zenobia)cite-ref-3[3] suggerisce che la conquista della provincia fosse stata iniziata da Zabbai.
Zabdas condusse il suo esercito alla conquista dell'Asia Minore, tanto che in meno di un anno il Regno di Palmira acquisì i territori dell'mwwaAnatolia inclusa la mwwqGalazia. Unico territorio a resistergli fu mwwgCalcedonia, all'estremità nord-occidentale della penisola, che rimase in mano nemica dopo diversi tentativi, giocando poi un ruolo importante durante la riconquista di mwwwAureliano.
Il contrattacco dell'imperatore Aureliano
Nel mwag270 divenne imperatore mwawAureliano, riconobbe a Zenobia riconosciuto il titolo di mwbaAugusta e di mwbqRegina d'Egitto, le furono riconosciute pure le conquiste che ella aveva fatto a danno dello stessoImpero romano, anche perché Aureliano la riteneva un'ottima amministratrice di stati, ma, quando la regina cominciò a presentarsi in pubblico avvolta in un manto purpureo, a battere monete con la propria effigie e quella del figlio, si allarmò e ritenne di dover intervenire.
Riconquista dell'Egitto e dell'Asia Minore
Aureliano ridusse in sua obbedienza senza incontrare particolare resistenza la provincia di mwdgBitinia e prese mwdwAncyra e mweaTyana, quest'ultima per tradimento. Zenobia intimò il generale Zabdas a ritirarsi verso la Siria, cuore del dominio palmireno, dove, secondo i calcoli della regina, sarebbe stato più facile respingere l'imperatore romano. Il generale palmireno abbandonò così mweqTyana al suo destino. Aureliano fu clemente con la città di Tyana risparmiando gli abitanti e giustiziando il traditore che gli aveva aperto le porte. Poiché Aureliano, durante l'assedio, irato dalla resistenza della città aveva giurato che non lasciar vivo in essa un cane dopo la sua presa, l'esercito romano chiese all'Imperatore il permesso di saccheggiare la città e sterminare la popolazione. mwegAureliano rispose:
«Non ho giurato questo. Uccidete i cani, ve lo permetto.»
(Historia Augusta, Divus Aurelianus, 23.2.)
Dopodiché l'esercito, deluso dal bottino sfumato, obbedì senza esitare. Secondo la leggenda la clemenza di Aureliano nei confronti degli abitanti sarebbe dovuta a un'apparizione in sogno del filosofo mwfqApollonio di Tiana che gli disse in latino:
«Aureliano se volete vincere, risparmiate i miei concittadini.»
(Historia Augusta, Divus Aurelianus, 24.4)
Zenobia nel frattempo preparava un possente esercito e lo poneva sotto il comando di Zabdas, colui che aveva conquistato l'Egitto per conto del regno di Palmira.
L'avanzata di Aureliano continuò senza incontrare particolare resistenza fino appunto in Siria, dove Zabdas lo stava aspettando con il suo esercito.
Battaglia di Immae
Le truppe di Palmira, al comando del generale Zabdas e composte dai resti di almeno due legioni romane, gli arcieri palmireni e la cavalleria pesante (i mwgwclibanarii simili al mwhaCatafratto mwhqpersiano), che erano state radunate ad mwhgAntiochia, si mossero allora incontro all'imperatore, che fu intercettato sulle rive dell'mwhwOronte, dove avvenne la mwiaBattaglia di Immae. Qui Aureliano, che in passato era stato comandante di cavalleria, al primo attacco dei mwiqclimbanarii ordinò alla sua cavalleria leggera di arretrare e farsi inseguire sino a quando i cavalli del nemico, appesantiti dalla propria corazza e da quella del cavaliere, furono esausti; allora la cavalleria di Aureliano si arrestò e mise in fuga i clibanarii, mentre la sua fanteria, attraversato l'Oronte, attaccò sul fianco le truppe di Zabdas che così subirono una sconfitta completa. Egli si ritirò quindi entro le mura di Antiochia.
Dentro Antiochia Zenobia e il suo generale si trovarono di fronte ad un dilemma: non potevano dichiarare di aver perso, perché c'era il rischio di una rivolta della popolazione siriana in sostegno del vittorioso Aureliano. Allora Zabdas escogitò uno stratagemma: contando sul fatto che dalla città si erano visti la fuga della cavalleria romana e l'inseguimento di quella palmirena, ma non la sconfitta di quest'ultima avvenuta nei pressi di mwjaImmae, trovò un uomo che assomigliasse ad Aureliano, lo rivestì di paramenti imperiali, e lo trascinò per le vie di Antiochia celebrando la cattura dell'imperatore. Nottetempo, Zenobia e il suo generale lasciarono la città, portando l'esercito, meno un contingente di arcieri posto su di un'altura che dominava il sobborgo meridionale di mwjqDafne, verso mwjgEmesa (Homs).
Battaglia di Emesa
Aureliano, accortosene, provvide subito a far ripopolare la città convincendo i cittadini fuggiti a tornare con la promessa che non sarebbe stato torto loro un capello, dato che erano stati costretti a obbedire all'usurpatrice per necessità e non per volontà. Zenobia, lasciando Antiochia, aveva lasciato su una collina che dominava il borgo di mwlwDafne un drappello di arcieri in modo da trattenere Aureliano il più possibile ad Antiochia e per darle più tempo per riorganizzarsi e allestire un esercito in grado di battersi alla pari con quello di Aureliano. Queste vennero comunque sconfitte dall'Imperatore, che, dopo aver lasciato Antiochia, sottomise le città di mwmaApamea, mwmqLarissa e Aretusa, che gli aprirono spontaneamente le porte.
Giunto a mwnaEmesa, affrontò ivi le truppe palmirene, guidate da Zenobia in persona e dal suo mwnqgeneralissimo Zabdas, che ammontavano a mwng70 000 uomini. Nonostante la superiorità della cavalleria palmirena, più numerosa di quella romana, Aureliano, che aveva ricevuto i rinforzi di truppe mesopotamiche, siriane, fenicie e palestinesi, disertori dell'esercito palmireno, riportò sull'usurpatrice una mwnwnuova vittoria.
I Palmireni fuggirono quindi disordinatamente e nella loro fuga calpestavano i loro stessi commilitoni ed erano uccisi dalle cariche della fanteria romana. La pianura al termine della battaglia era un'autentica carneficina tra uomini e cavalli. Quelli che avevano potuto fuggire tra i Palmireni, raggiunsero la città di mwoqEmesa.
Zenobia, dopo la terza disastrosa sconfitta, decise di ritirarsi da Emesa e fuggire fino a Palmira, dove avrebbe organizzato l'ultima resistenza. La repentina fuga non le permise però di recuperare il tesoro che aveva nascosto in città. Aureliano, informato della fuga di Zenobia, entrò in Emesa, accolto con favore dai suoi cittadini e qui trovò il tesoro abbandonato dalla regina ribelle. Questa sconfitta fu particolarmente dolorosa per Zenobia: senza il tesoro reale di Palmira la regina non aveva più i mezzi poter allestire truppe adeguate, in grado di opporsi a Roma.
Entrato in Emesa, ordinò che venisse costruito un nuovo tempio, dedicato al dio mwpaSol Invictus.
Assedio di Palmira
Zenobia, assieme a Zabdas e qualche manipoli di soldati, aiutata nella fuga dai nomadi del deserto che attaccarono Aureliano si ritirò a Palmira, preparandosi a sostenere un assedio, sperando nell'arrivo degli aiuti persiani che furono si inviati, ma furono relativamente esigui; troppo scarsi per poter salvare il Regno di Palmira dal suo destino.
Zenobia si preparò a resistere, con le poche truppe che le restavano, all'mwrwassedio di Palmira che presto mwsaAureliano avrebbe intrapreso. L'Imperatore intanto mandò Probo a soggiogare l'mwsqEgitto, difeso da un contingente di circa mwsg5 000 palmireni al comando del generale filo-palmireno Timagene, che fu in breve sconfitto. Dall'Egitto Probo puntò velocemente verso Palmira per dar man forte ad Aureliano.
Attraversando il deserto per giungere a Palmira il più velocemente possibile, per impedire a Zabdas di rinforzare ulteriormente le già poderose difese della città, dovette affrontare le bande di predoni siriano-arabi, alleate di Zenobia, che nel corso di un'imboscata, riuscirono a ferirlo. Aureliano non demorse e si presentò col suo esercito davanti alle mura della città nemica ed iniziò dunque l'mwtaassedio di Palmira, incerto tuttavia della protezione degli Dei e dell'esito dell'assedio.
Saggiamente, anche per far terminare più velocemente le sofferenze dei suoi soldati, decise di proporre a Zenobia una resa molto vantaggiosa:
«[...] ti prometto che vivrai, Zenobia; tu e la tua famiglia potrete vivere nel palazzo che chiederò al nostro riverito Senato di concederti. In cambio, dovrai consegnare i gioielli, l’argento, l’oro, le vesti di seta, i cavalli ed i cammelli all’erario di Roma. I diritti della popolazione di Palmira saranno rispettati.»
(«Historia Augusta»)
La regina, inaspettatamente, non volle aderire alla proposta dell'imperatore romano; fece scrivere una risposta dal suo più illustre consigliere, il filosofo mwuaCassio Longino, nel quale rifiutò la resa in maniera sprezzante ed obbligò così Aureliano ad assediare Palmira; facendo intendere che elle mai si sarebbe piegata ai romani. L'imperatore fu costretto a mantenere l'assedio e a impegnarsi con risolutezza contro le tribù del deserto che vennero sottomesse, o con le armi, o col denaro (alcune tribù ebbero il lucroso compito di approvvigionare l'esercito imperiale).
La regina sperava che la fame e la sete (l'oasi della città era ancora totalmente sotto il controllo dell'esercito palmireno) avrebbe costretto i Romani ad abbandonare l'assedio. In più ella credeva (in vano) che avrebbe ricevuto grandi aiuti dai Persiani. Ma il re sasanide mwugSapore I, vincitore varie volte in passato sulle legioni romane, era morto proprio in quei giorni e dalla Persia furono inviati solo piccoli aiuti che furono però facilmente intercettati e vinti dalle legioni romane.
Dalla Siria arrivavano regolarmente convogli e ben presto Probo, fresco della riconquista dell'Egitto, raggiunse il suo imperatore a Palmira e gli diede gran rinforzo nell'assedio. Nonostante tutto i soldati e le mura di Palmira continuavano a resistere ad ogni tentativo di espugnazione.
Cattura di Zenobia, resa di Zabdas e vittoria di Aureliano
Mentre Palmira mwxaera sotto assedio, la regina e il Consiglio cittadino pensarono di inviare un'ambasceria, guidata da Zenobia in persona, presso il re persiano mwxqSapore I (ignorando che questi fosse deceduto in quei frangenti), con lo scopo di ricevere rinforzi e salvare così il Regno di Palmira. Zenobia decise allora di salire sul più veloce dei suoi dromedari, assieme al figlioletto, e di tentare di raggiungere il mwxgregno dei Sassanidi ma, a sessanta miglia da Palmira, venne raggiunta e catturata dall'Imperatore poco prima che attraversasse l'mwxwEufrate.
Con la regina catturata e gran parte dell'esercito annientato e stremato, il generale Zabdas consegnò la città ai romani sul finire del mwyq272; il Regno di Palmira era stato sottomesso, senza che l'oasi e la città avessero subito alcuna violenza. Le province orientali riconobbero di nuovo l'autorità di Aureliano. Quando l'Imperatore ricevette la prigioniera Zenobia, le chiese per quale motivo lei avesse osato ribellarsi agli Imperatori romani, e lei rispose:
«Perché io sdegnavo di riguardare un
Aureolo
, ed un
Gallieno
come Imperatori Romani. Riconosco voi solo per mio vincitore e Sovrano»
Successivamente la regina ed i suoi fedelissimi raggiunsero in catene mwzaEmesa per essere processati.
Ella, timorosa per la sua vita (l'esercito romano aveva infatti chiesto che fosse giustiziata), fece ricadere la colpa della sua ribellione ai suoi consiglieri, che con i loro consigli avevano influenzato le sue decisioni, essendo ella una femmina (sesso debole) e dunque facilmente influenzabile.
Ne fece le spese un certo mwzwLongino, segretario di Zenobia, reo di aver scritto la lettera con cui Zenobia aveva rifiutato la resa, e punito con la morte.
Assieme al filosofo mw0qCassio Longino, molti altri funzionari di Zenobia come il sofista Callinico e lo stesso generale Zabdas furono condannati a morte, ma la stessa ebbe salva la vita e fu portata come prigioniera a Roma.
Note
cite-note-22. ↑ Secondo la mw4gmw4wHistoria Augusta - Diuus Claudius, 11.1-2, Zabdas (chiamato mw5aSaba) e Timagene attaccarono l'Egitto, furono sconfitti, ma riuscirono a uccidere Probato (Probo) con un tranello; malgrado ciò, gli egiziani giurarono fedeltà a Claudio. Questa versione è considerata spuria.
cite-note-33. ↑ La dedica della statua di Odenato, datata agosto 271, riporta: «Statua di Settimio Odenato, re dei re, compianto dall'intero stato. I Settimii, Zabda, Generale in capo, e Zabbai, Generale di Palmira, eccellenze, hanno eretto al loro Signore, nel mese di Ab, 582». La statua dedicata a Zenobia riporta il suo vero nome, mw6aBath-Zabbai, "figlia di Zabbai": «Statua di Settimia, figlia di Zabbai, pia e giusta Regina. I Settimii, Zabda, Generale in capo, e Zabbai, Generale di Palmira, eccellenze, hanno eretto alla loro Sovrana, nel mese di Ab, 582». Fonte: mw6qElectronic Text Archive
Bibliografia
Voci correlate
• mw8qRegno di Palmira
• mw8wBattaglia di Immae
• mw9qBattaglia di Emesa
• mw9wAssedio di Palmira
• mw-qZenobia
• mw-wAureliano